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Amici delle Gatte buon pomeriggio.

Partecipiamo al Review Party dedicato al libro  "La non educazione del coyote" di Elena Cataneo edito da Blueberry edizioni, in uscita oggi. Per il blog lo ha letto la nostra Pilou, andiamo a vedere cosa ne pensa...


SCHEDA LIBRO:


Titolo: La non educazione del coyote

Autrice: Elena Cataneo

Editore: Blueberry Edizioni

Genere: Age-gap, Spicy Romance, Music Romance, Slow burn

Serie: Autoconclusivo

Pagine: 358 circa

Formato: ebook - cartaceo ( disponibile per gli abbonati a KU)

Prezzo: 2,69€ - 14,10€

Data di pubblicazione: 21 dicembre 2023

Link di acquisto Amazon ebook: https://amzn.to/486dt09

Link di acquisto Amazon cartaceo: https://amzn.to/4auEs76


TRAMA:


Coyote. Di nome e di fatto.


Il famoso bluesman ha fatto del Caos la sua ragione di vita e ha sfruttato gli ambienti musicali per ottenere tutto quello che desiderava, forse per affrancarsi dal pesante cognome che porta e dalla figura di un padre ‒ tra i musicisti più importanti del panorama italiano ‒ piuttosto ingombrante.


Ma il Caos, come il Coyote insegna, è un boomerang che torna indietro, a caro prezzo.


Dopo un periodo in rehab per uso di stupefacenti, Sebastiano non riesce a riprendere in mano la sua vita e la sua carriera. Per questo motivo Remy, suo fratello e manager, decide di mandarlo lontano da Milano, in un posto isolato, perché riprenda a scrivere e cantare senza alcuna distrazione.


La Tenuta dove alloggia è di proprietà di Ester Marino, una misteriosa e mistica mecenate che organizza residenze artistiche a tutto tondo, accogliendo ogni tipo di creativo che abbia bisogno di un posto dove iniziare, svolgere e concludere i propri progetti.


Il rapporto che si crea tra loro è lento e graduale, intimo e profondo, ma serve lasciarsi alle spalle ferite e pregiudizi che entrambi si portano dietro e potrebbero minare tutto quello che di bello potrebbe accadere. Il passato e il presente che si fondono, in amore e in ambito lavorativo, porteranno Coyote a fare pace con Sebastiano?



“Il blues era irraggiungibile, immenso, devastante come la donna che ti faceva perdere la testa. Era un sentimento così profondo da infilarsi sottopelle e impiantarsi nell’anima. Era la tua personale maledizione. Un marchio indelebile.”


Parto da questo brevissimo estratto, a…mici, per parlarvi di questo romanzo che ha come protagonista proprio la musica, e in particolar modo il Blues con il suo ritmo intenso, malinconico, di quelli che ti entrano dentro e non ne escono più. Lo sa perfettamente Coyote, la star del Blues più osannata e anche la più criticata per via dei suoi comportamenti assurdi. Coyote è uno che non sta alle regole, per lui le sole che contano sono quelle dettate dalla sua musica, da ciò che sente scorrergli nelle vene.


Per via delle cavolate grosse che ha fatto (la parola più azzeccata sarebbe un’altra), dopo due rehab, ossia le riabilitazioni da uso di cocaina, e risse quasi quotidiane, il fratello Romualdo, nonché suo manager, decide di spedirlo in un posto isolato, una tenuta vicino Rimini, sperduta nel nulla, tra boschi e campi di girasole, senza connessione, senza telefono, senza altro che sia se stesso. Sarà ospite di Ester Marino, una donna che ha già alloggiato diversi artisti proprio per aiutarli a uscire da una qualche crisi. In realtà lei non fa nulla se non accoglierli nella sua casa, perché, come scopre da subito Coyote, Ester è quasi invisibile. E lui resta da solo con i propri demoni da affrontare. Demoni che gli ricordano quanto abbia sempre deluso la famiglia, il padre in primis, anche lui grande musicista di Blues, come ha deluso la sua ex moglie, tanto che per il bene della figlioletta ha scelto di non vedere più la piccola Jada, come non riesca a fare a meno del suo pubblico osannante benché sia sempre il primo a dare ascolto al proprio peggiore impulso. Coyote, d’altronde è così. Così lo vuole la Signora del Business, la musica che vende, quella che vive anche delle stupidaggini che fa di lui la star del gossip o delle denunce, perché si sa, se sei sulla bocca di tutti non importa se lo sei nel male o nel bene, purché porti guadagno a tutto il circo che ti gira intorno.


Coyote se ne frega di tutto, anche di non riuscire più a scrivere un testo, una canzone. La sua Musa lo ha forse dimenticato? Oppure è lui che ha scordato come ascoltarla?

In quella tenuta solitaria è costretto alla solitudine che per una volta non ha scelto di abbracciare. In quella tenuta circondata da girasoli e natura, lentamente si comincia a guardare allo specchio, scoprendo che negli occhi di Coyote e sotto ai tatuaggi che gli ricoprono il corpo, si affaccia a poco a poco Sebastiano. Un Sebastiano che è troppo diverso da Coyote, perché Coyote è quello bravo sul palco, quello che attira la gente, quello sregolato, Sebastiano è più fragile, è più taciturno, è più umano, eppure vivono nello stesso corpo.


Ester, con la sua saggezza, con la sua fermezza e con la sua calma sembra essere in grado di vedere oltre la corazza in cui è sepolto Sebastiano. Di lei non gli è stato detto molto, se non che potrebbe sembrare una strega e non solo perché usa dei metodi alternativi per guarire le ferite e i lividi che comunque Coyote riesce a procurarsi con le risse. Lei sembra riuscire a leggere nell’anima, in quella sua anima complessa e spezzata. Ed è l’unica che, come una fata, lentamente si fa largo tra le pieghe più intime, trovando il vero Sebastiano, desiderandolo come non è mai stato desiderato. Ma cos’è quell’attrazione così forte che lui prova per questa donna di cui non sa nulla? Coyote ha quasi trentatré anni e non ha mai provato qualcosa di simile. Ester è molto più grande per età, è tanto diversa dalle donne che ha sempre frequentato e voluto, è troppo per uno come lui, eppure…


Il Blues riprende a parlargli o forse è Sebastiano che ricomincia a sentirlo vibrare nell’anima, come ogni corda della sua chitarra vibra sotto ai suoi polpastrelli al pari del corpo di Ester.

E continua anche quando la donna sparisce dalla sua vita, pur rimanendogli dentro, pur non perdendosi mai perché qualcosa continua a legarli in maniera indissolubile: la musica.


Ho amato questo romanzo così diverso e così intenso. Ho conosciuto, attraverso la capacità dell’autrice, i due diversi uomini che vivono nello stesso corpo, e il loro continuo scontrarsi. Il linguaggio a tratto rude o volgare adottato da Coyote e da Sebastiano esprime totalmente la loro rabbia per quel che sono, per quel che non saranno mai, per il desiderio di cambiare e diventare una persona diversa pur avendo la certezza che continueranno a sbagliare. Un’ottima caratterizzazione.

Meraviglioso il paragone che la Cataneo fa del rapporto tra Coyote e la sua chitarra, quando la abbraccia


“Non ci eravamo dimenticati di noi, io e Lei. Amanti che si incontravano dopo tanto tempo e ancora sapevano che corde toccare l’uno dell’altra. Una magia.”


Non è forse una donna da amare incondizionatamente, e da ritrovare a ogni costo come se fosse un tesoro, lo strumento musicale che aiuta a esprimere se stesso attraverso le note o gli accordi? Questa è l’essenza della vita di Coyote, questa è l’essenza della vita di un musicista.


L’autrice non dona poesia solo quando parla del rapporto tra il protagonista e la musica. Adottando un unico pov in prima persona, e precisamente quello del bluesman, riesce ad entrare in ogni singola piega dell’animo del lettore. Sono rimasta col fiato sospeso ogni volta che ha descritto le scene d’amore tra Sebastiano ed Ester, il loro cercarsi con lentezza, il loro trovarsi, il loro respirarsi che va oltre l’unione dei due corpi.


La Cataneo, con il suo stile, riesce a rendere sensuale anche il semplice silenzio.

Questo romanzo racconta la lotta di un uomo contro se stesso, il desiderio dell’uomo di emergere rispetto alla star affinché tutti possano vedere chi è realmente. Sebastiano fatica a ritrovarsi dopo anni in cui ha consentito a Coyote di gestire ogni aspetto della sua vita, da quella pubblica a quella privata.


Ester lo ha cambiato. Ester gli è entrata sottopelle. Ester è il suo pensiero fisso al pari della musica. Ma Sebastiano è orgoglioso, e sbaglia, sbaglia continuamente. Anche con lei, anche quando si ritrovano, anche quando si amano, anche quando prova a capirla. E la sua autostima crolla.


“Cosa ho fatto stavolta?” è una delle domande che si pone di continuo quando trova davanti nuovi muri. Ma Sebastiano, sotto agli occhi del lettore, subisce una metamorfosi: apre gli occhi, nota finalmente ciò che non aveva mai visto. Non vuole più scappare anche se di errori ne compirà tanti, lo sa già.


È questa la non educazione del Coyote: essere consapevole dei propri limiti ma non tacere più sulla verità. Una verità nuda, cruda, non educata.


Ester gli ha cambiato la vita, ma anche lui è stato un uragano per gli equilibri di questa donna fuggita da un qualcosa che Sebastiano conosce perfettamente: loro sono così simili!


Chi farà il primo passo? Chi smetterà di scappare dai sentimenti, da un legame che pretende il suo spazio?


Leggendo questo romanzo mi sono chiesta quante volte siamo pronti, proprio come il pubblico di Coyote, a giudicare per ciò che vediamo nelle star, ridendo delle loro cadute, criticando i loro comportamenti “nonostante i soldi”, e quanto non le conosciamo per niente. Mi sono domandata quanto un artista famoso sia costretto, per la facciata che ha, o per guadagnare, o per far guadagnare, a comportarsi in un certo modo, a cantare in un certo modo, fino a dimenticare la sostanza, la verità, quel che ha magari sempre voluto, in fondo, agli inizi.


Coyote non pretende i grandi palchi, lui ama il contatto con le persone, quello vero, quello in cui è la musica a parlare e non la star con tutto il baraccone che la circonda.

E da qui è partita una considerazione personale per la casa editrice Blueberry, di cui è il primo romanzo che leggo. Si dichiara “la nuova casa del romance” e se questo romanzo rispecchia la scelta editoriale che persegue non posso che convenirne. La non educazione del Coyote, benché sia un titolo che non attiri molto, lo ammetto, è comunque un romanzo diverso da ciò che si legge e rilegge in giro, scritto con uno stile ammirevole; nell’insieme un romanzo fuori da quegli schemi che invece si seguono per raggiungere altri obiettivi, che non per forza tengono in primo piano a regalare qualcosa al lettore, passando sopra a tanto altro.


Non so se mi spiego, forse ci riesce meglio Coyote:


“In fin dei conti, ero solo una puttana che scopava il music business per soldi e ne traeva pure infinito piacere, ben sapendo che razza di zoccola fosse. Non importava quanto talento avessi – benché fossi pieno di talento, era necessario ribadirlo. Alla Signora del Business non era mai interessato e io le avevo dato quello che voleva.”



Questa è la canzone che la nostra Pilou vi consiglia di ascoltare durante la lettura: Dune Mosse di Zucchero assieme a Miles Davis


Le Gatte ringraziano Blueberry edizioni per la copia digitale e il materiale del libro ricevuto in omaggio.


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