"𝓤𝓷 𝓹𝓸𝔃𝔃𝓸 𝓭𝓲 𝓼𝓹𝓮𝓻𝓪𝓷𝔃𝓪" 𝓭𝓲 𝓢𝓪𝓫𝓻𝓲𝓷𝓪 𝓜𝓲𝓵𝓪𝓷𝓪

Amici delle Gatte la nostra Pilou oggi ci parla della sua ultima lettura ossia del romanzo di Sabrina Milana dal titolo "Un pozzo di speranza", edito dalla Hope Edizioni, pubblicato il 25 gennaio.

Curiosi di sapere il suo pensiero...? Andiamo a leggere...

SCHEDA LIBRO:


Titolo: Un pozzo di speranza

Autore: Sabrina Milana

Editore: Hope edizione

Genere: Narrativa non di genere

Formato: ebook - cartaceo

Prezzo: 4,99 - 12,90€

Data di pubblicazione: 27 gennaio 2021


TRAMA:



È il 24 marzo quando un terremoto sconvolge la vita degli abitanti di S., tranquillo borgo del Sud Italia.


Tra le grida dei sopravvissuti e gli sforzi per non cedere alla disperazione, Giorgio farà di tutto per trovare Laura, la donna che ama, e salvarle la vita.



Il terribile evento sarà per loro l’occasione giusta per fare i conti con il proprio passato e ricominciare, finalmente, a vivere senza paura.




Buongiorno a…mici, oggi voglio parlarvi della mia ultima lettura ossia del romanzo di Sabrina Milana dal titolo "Un pozzo di speranza", edito dalla Hope Edizioni.


A distanza di ore sono molteplici le sensazioni che provo, perché al di là di quanto indicato dalla trama, nella storia c’è molto, molto di più.

Innanzitutto non crediate che sia un romanzo drammatico, sebbene dalle righe in quarta di copertina si evinca il momento che vivono i protagonisti.


Nulla capita a caso nella vita e Giorgio, Laura e Marika ne sono i testimoni assoluti. Ma chi sono?


Giorgio è un uomo che anni prima si è rifugiato nel sud Italia per cominciare daccapo la propria vita dopo un grave lutto, rinnegando la sua professione di medico. Laura è una donna che ha in sé profonde ferite e di colpo si vede togliere anche quel poco di sicurezza che aveva acciuffato dopo dieci anni di vita “perduta”. È un tipo chiuso, che desidera ricominciare da zero e risponde a un annuncio per l’affitto di un appartamento. Giorgio è il padrone di quel bilocale in un paesino sconosciuto, il luogo ideale per riprendere a respirare, a vivere, magari guardando il mare e l’azzurro del cielo dalle finestre. In quel posto nessuno fa domande, pur accogliendo chiunque. La gente lo ha fatto con Giorgio che si è scoperto abile ebanista, lo fa anche con Laura. E per questi due protagonisti il racconto delle vicende è in terza persona.


Un evento catastrofico, però, conduce il terzo personaggio sul luogo. Marika ha appena diciannove anni, sta cercando di capire cosa fare della propria vita, se seguire quello che sente nel cuore, pur non riuscendo a comprendere appieno se sia la strada giusta. Come volontaria della Croce Rossa, interviene nei soccorsi, s’imbatte in Giorgio che sta cercando disperatamente la donna che ama, lo aiuta. Ma quando gli occhi di Marika incontrano quelli di Laura, accade qualcosa.


Per le sensazioni che vive questa ragazza l’autrice ha usato la narrazione in prima persona e mi sono chiesta il perché, arrivando alla conclusione che sia lei la vera protagonista, lei così giovane, lei che guarda al proprio futuro, lei che, come tutti i giovani, rappresenta la speranza.


Il romanzo comincia il giorno del terremoto che ha sconvolto il piccolo paese di S. per poi fare un passo indietro a quello che è accaduto nei quattro mesi precedenti.

Non sto qui a raccontarvi quanto è narrato in modo magistrale dall’autrice, cui riconosco uno stile preciso, fruibile da tutti e con uno show don’t tell che per un attimo ti fa vivere la descrizione come se fossi lì, come se fossi tu quello che sta osservando quel panorama o come se fossi tu il protagonista che soffre o che ride o… una miriade di tanto altro.


Tutti e tre i protagonisti portano con sé un dolore nel cuore e proprio per questo si chiudono in se stessi. Ma il destino è sempre pronto a regalare meraviglie. Ne è certa Marika che è fortemente legata alla fede, una fede incontrata per caso, come può accadere a ognuno di noi, anche a chi solleva le spalle e sogghigna pensando che siano solo sciocchezze. Marika si aggrappa alla propria certezza, a quella di non essere sola e trova il coraggio di affrontare con il padre un argomento tabù. Non è facile per una diciannovenne fare questo passo, soprattutto per chi ha davanti un genitore cinico.


L’autrice è riuscita a farmi entrare nei panni di questa giovane, a farmi vivere la sua sorpresa nel riconoscere che quel papà tanto giudicato non ha fatto altro che proteggerla da un’amara verità. Chi non si è mai trovato nella propria esistenza a scontrarsi con i propri genitori, magari con il capofamiglia rigido, su tutti?


Ecco, io ho capito la difficoltà di Marika, ma ho vissuto con lei quella forza interiore che non arriva a caso, quella sicurezza di non essere da sola ad affrontare il tutto, perché Lassù nessuno è dimenticato, nessuno viene lasciato a sé neppure quando si tocca il fondo. Anzi! Mi sono ritrovata a divorare le pagine che parlano di dolore, di prove, di segreti nascosti, ma anche appunto di Fede, quella con la F maiuscola, non perché si è Santi, ma solo perché si riesce a scoprire quello che è sempre accanto, soprattutto a chiunque si abbandoni senza forze.


E in virtù di questa fede, Marika riuscirà a vedere le cose in maniera diversa, arrivando a perdonare, a comprendere, ad abbracciare, a sostenere chi, per gli altri, sarebbe stato imperdonabile.


Ma chi può davvero giudicare senza aver tentato di mettersi in una certa situazione?


Tutti bravi a puntare il dito, ad accusare, a distruggere una persona più di quanto non lo faccia la coscienza stessa di chi ha sbagliato. Questo è un messaggio forte che la Milana mi ha lasciato e devo ammettere che ci sono stati tanti passi, soprattutto trattando il personaggio di Marika, che mi hanno fatto riflettere, che mi hanno fatto chiedere dove io mi trovi oggi.


Le pagine di questo romanzo sono a mio avviso intrise di dolcezza. L’ho respirata e vissuta nel rapporto che nasce e cresce tra Giorgio e Laura, due tipi diffidenti, soprattutto la seconda. Ho amato la loro descrizione: persone normalissime, non strafighe come si è abituati a incontrarne nei romanzi. Giorgio ha 44 anni, porta i capelli un po’ lunghi sul collo e non è tanto alto; Laura un tempo è stata molto corteggiata, ma negli ultimi sedici anni della sua vita non ha fatto vita sociale, non è più abituata a imbellettarsi, e ha qualche filo bianco tra i capelli. Meravigliosi!


La dolcezza di cui parlo è quella che fa bene al cuore del lettore, ed è l’unica cosa che può penetrare tra le ferite, guarendole, proprio come fanno le stille di acqua in un terreno spaccato e arido, ridonando a poco a poco la fertilità perduta per una futura rinascita.


Giorgio ama intagliare e ha regalato un po’ a tutti un pozzo di legno, inventando una storiella: se nel secchio del pozzo si mette un foglietto con un desiderio, quello poi si realizza. Gli abitanti di S. gli credono, e lo fa anche Laura, che ha nel cuore un grandissimo sogno. Anche se irrealizzabile, lei vuole sperarci con tutta se stessa. Ma Laura desidera, al di là delle paure, darsi una nuova opportunità: quella che le sta mettendo su un piatto il destino. Qui si vede la forza interiore di questa donna, che ascolta i consigli di un’anziana, che come lei insegue un sogno: quello di riabbracciare il figlio che vive lontano. Pure la vecchia Maria ha affidato il desiderio al proprio pozzo di legno.


Anche i personaggi secondari mostrano una loro fragilità, un po’ come siamo tutti. La Milana è riuscita a farmi sognare proprio parlando di persone come me e te, che stai leggendo questa recensione.


"Un pozzo di speranza" è un romanzo che si fatica a lasciare. È una storia che insegna a non arrendersi anche di fronte alla distruzione come è avvenuto al paesino di S.. E laddove non c’era nulla, a simbolo della rinascita, del coraggio di andare avanti, viene costruito un pozzo di pietra e legno, un pozzo solido che simboleggia la forza e la speranza di guardare avanti. Sempre.


Questo hanno vissuto sulla loro pelle Giorgio, che mette in discussione le scelte prese anni addietro, ritrovando lo spirito di quello che è stata sempre la sua passione, e con accanto una donna che lo sa comprendere è tutto diverso; Laura si sente più forte, sicura dell’amore del suo uomo, una sicurezza che nasce dalla certezza che nulla sarà come prima perché lei è una nuova Laura; Marika guarda al proprio futuro, da ragazza qual è. Un avvenire non definito, ma del quale non ha paura, perché ormai ha fatto pace con il proprio passato, ritrovando quanto le era stato negato e così essenziale per l’esistenza di un bambino.


Tutti e tre i personaggi si risollevano, guardano avanti perché la vita è una e nei suoi alti e bassi è troppo preziosa per chiudersi in un guscio o per rinunciarvi.


Bellissima la scena di chiusura di questo romanzo, una scena che a mio avviso racchiude il messaggio che l’autrice ha voluto lasciare: Marika, la giovane che rappresenta il domani, tiene in braccio una bimba appena nata proprio lì nel paesino di S. che si sta ricostruendo, una neonata che ha superato senza saperlo tante difficoltà prima di venire al mondo.


Il nome della bambina racchiude tutto.


Chiudo ringraziando l’autrice per aver regalato ai lettori una storia così dolce e intensa, scritta con uno stile scorrevole ed elegante, di cui personalmente non mi farò mancare il cartaceo nella mia libreria personale.


Da qui comprenderete tutti quanto possa consigliare questo romanzo.


Buona lettura a tutti.

Le Gatte ringraziano la Hope edizioni per la copia digitale e il materiale del libro ricevuto in omaggio.


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