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Amici delle Gatte la nostra Pilou oggi ci parla della sua ultima lettura, "Le più potenti famiglie della mafia" di Vincenzo Ceruso, edito da Newton Compton. Curiosi di sapere cosa ne pensa? Andiamo a vedere..

SCHEDA LIBRO:

Titolo: Le più potenti famiglie della mafia

Autore: Vincenzo Ceruso

Editore: Newton Compton

Formato: ebook - cartaceo

Prezzo: 4,99€ - 11,40€

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TRAMA:


Tutti i nomi e i cognomi di Cosa Nostra dalle origini a Matteo Messina Denaro


Questo libro ripercorre le vicen­de delle più pericolose e spietate famiglie siciliane che hanno fatto la storia della criminalità organiz­zata nel nostro Paese, inserendosi nelle dinamiche della società civi­le e inquinando la politica e l’im­prenditoria. Non solo Cosa No­stra.


Vengono inquadrate le storie delle aggregazioni criminali che, con alterne vicende, hanno sfidato l’organizzazione madre, o hanno trovato un accordo nel nome degli affari. Un’analisi che getta una luce sui territori di nuovo insediamen­to mafioso, come Roma, Milano e Napoli, dove, da decenni, sono presenti filiali del sodalizio nato in Sicilia.


Se inizialmente Cosa No­stra ha espresso un’assoluta ege­monia sulle altre organizzazioni mafiose, oggi sembra non essere più così: da un lato ci sono allean­ze basate sul reciproco sostegno, nella ricerca di un comune profit­to illegale, in particolare sul ver­sante del narcotraffico; dall’altro, i vertici delle diverse consorterie appaiono sempre più orientati a delineare un sistema criminale che vada ben oltre i confini dell’Italia.

Buongiorno, a…mici! Probabilmente avrete capito che io adoro spaziare con le letture, ma questa appena conclusa è stata qualcosa di inaspettato. Vi sto per parlare del saggio di Vincenzo Ceruso, "Le più potenti famiglie della mafia", e l’autore ci conduce per mano dalla fine del 1800 ai giorni nostri, con l’arresto di Matteo Messina Denaro.

In un’opera così complicata da scrivere, è stato opportuno precisare, da parte di Ceruso, che il legittimo giudizio di tipo storico-politico deve essere distinto da qualsiasi giudizio penale. L’essere citati in fonti giudiziarie o investigative non implica, di fatto, alcun genere di condanna finché non sentenziata.

Mi sono avvicinata a questa lettura con tanta curiosità e ammetto che buona parte è stata soddisfatta, ponendomi nella condizione di scoprire la vera storia, la formazione originaria, lo svilupparsi al pari di un camaleonte in base alle esigenze socio-politiche-economiche, in poche parole a seconda dei tempi, di ciò di cui nessuno ama parlare. Interessante entrare in qualche modo nella mente di chi ne fa parte e che vede l’appartenenza da più generazioni a Cosa Nostra quasi una forma culturale, e sicuramente una forma identitaria. Uscirne è una vergogna, una gogna che non colpisce solo la persona ma anche la famiglia di appartenenza. Per questo chi passa a collaborare con la giustizia lo fa dopo una scelta molto sofferta.

Ma cosa vincola le persone all’interno di Cosa Nostra? Di sicuro al primo posto sono le regole, quelle non scritte, quelle che non si possono infrangere, quelle che è impossibile glissare. E poi c’è la gerarchia, che è un organigramma talmente complicato che a volte ho faticato a capire chi stava sopra a chi. Una cosa è certa: sono i capi a decidere a ogni livello, a stabilire a chi fornire informazioni in base al grado di fedeltà, e non è raro che chi ha partecipato a delle stragi non sapesse neppure cosa stesse facendo o chi fosse la vittima. No, non è un’invenzione, è tutto documentato da intercettazioni o da confessioni riportate su atti giudiziari che l’autore ha scrupolosamente consultato. Mi ha colpito come certi nomi non si pronuncino neppure tra le quattro mura domestiche e questo mi ha fatto pensare (scusate l’esempio che potrebbe apparire sciocco) a Harry Potter ogni volta che parlava di Voldemort: tutti lo bloccavano alludendo appena alla persona con i nomi più strani, quasi a evitare che si materializzasse. Bene, in certi ambienti del Sud, accade la stessa cosa. E vogliamo parlare dei riti di affiliazione? Sono rimasta a bocca aperta, convinta di trovarmi in un film e non nella realtà.

D’altronde non si appartiene alla Mafia part-time: viverci nel mezzo è un modo di essere, una ideologia totalizzante che coinvolge ogni aspetto e ogni istante della vita. Gli interessi di Cosa Nostra, e parliamo di economia ad altissimi livelli, quel tipo di economia che fa guadagnare a spron battuto, vengono prima di ogni altra esigenza, anche prima della vita personale.

Per alcuni aspetti – e qui mi è sfuggito un sorriso sghembo – mi è sembrato di rivivere nel passato, quando i monarchi europei organizzavano i matrimoni tra i figli per rafforzare il proprio regno o per rendere più sicuri i confini. Bene, sappiate che all’interno di Cosa Nostra questo accade ancora oggi: legami di sangue, di Sangiovanni o quelli siglati attraverso nozze sono alla base di collaborazioni fondamentali. D’altro canto la famiglia, allargata che sia, è sempre una famiglia, e al suo interno non ci si tradisce, anzi ci si appoggia senza remore. Ecco la vera forza. E questo lo hanno sempre saputo i vari componenti delle diverse cosche, che trovato costante appoggio dai familiari emigrati negli Stati Uniti o nel Sudamerica. Un appoggio in caso di fuga dall’Italia per il rischio di essere arrestati e condannati, oppure quello che è alla base dei traffici di droga. Di qui si capisce come mai la Mafia si è espansa facilmente oltreoceano o nel Nord Italia, anche se per quest’ultimo sono state messi in luce gravi errori di valutazione.

Ho sempre pensato che le gerarchie sono nate in un certo modo, con una determinata famiglia sopra le altre, ma mi sono dovuta ricredere. Non potete immaginare che via vai di contrattazioni, di accordi, di sali e scendi. E magari tutto è pure stato deciso da chi sta rinchiuso per ergastolo!

Una rete così fitta di incastri, di coinvolti, di uomini d’onore, di mandamenti (zone comandate), di legami familiari tra cugini, figli, cognati di, sorelle di, etc etc, che non esiste un solo punto in Sicilia che non sia sotto controllo. Sono tantissimi i nomi emersi in questo saggio, alcuni molto famosi e che tutti conosciamo, altri emeriti estranei eppure tutti o quasi invischiati nelle peggiori pagine di cronaca nera italiana, come le stragi di Capaci o via D’Amelio, per citarne due tra le più recenti e famose.

Un’organizzazione che si è infiltrata anche nella politica o nei servizi segreti o ancora tra alti esponenti di chi deve garantire la sicurezza, non si fa alcun problema. Personalmente sono stata rinfrancata, per quanto l’argomento possa consentirlo, nello scoprire che alcune famiglie alla politica stragista, ossia quella che fa fuori in maniera eclatante il primo che intralcia i propri piani, preferiscono la strada della persuasione (pur sempre sotto minaccia) e non per forza la violenza – adottata solo in casi estremi -. Beh, forse rinfrancata, per via del male minore dopo tutto ciò che questo saggio ha messo in luce, è un parolone, ma accettatelo per quel che vale.

Anche perché vi assicuro che pur di tenersi strette le piazze ricche che garantiscono elevati introiti, fra tradimenti e sangue all’interno degli stessi clan che si erano giurati fedeltà, i colpi di scena non mancano.

Consigliato a chi ama conoscere quella parte di Storia nascosta della nostra Italia, per chi vuole sapere di più su quanto accaduto a persone che hanno in qualche modo fatto parte della nostra italianità, a chi è affascinato dalla cronaca nera.

La nostra Pilou vi consiglia di leggere questo libro ascoltando la canzone: Signor Tenente di Giorgio Faletti.

Le Gatte ringraziano La Newton Compton per la copia digitale e il materiale del libro ricevuto in omaggio.


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